Entro il 2030, ogni bene fisico immesso sul mercato dell’Unione Europea dovrà essere accompagnato da una carta d’identità digitale. Parliamo del Digital Product Passport (DPP), uno strumento progettato per trasformare radicalmente il modo in cui tracciamo, consumiamo e ricicliamo i prodotti industriali.

Il passaggio al Digital Product Passport non è solo un nuovo obbligo normativo introdotto dall'Europa, ma una leva strategica per le PMI italiane che vogliono certificare la qualità e la sostenibilità della propria produzione su scala globale. 

In questa guida esploreremo il funzionamento del DPP e i requisiti tecnici necessari per ottenerlo. Vedremo le scadenze imminenti e analizzeremo come la tecnologia Industrial IoT possa semplificare la raccolta dei dati necessari.

Cos’è il Digital Product Passport (DPP)

Il Digital Product Passport (DPP) rappresenta un’identità digitale univoca assegnata a un prodotto fisico. Possiamo immaginalo come un registro dinamico, accessibile tramite un supporto fisico come un codice QR o un tag NFC, che racchiude informazioni dettagliate sull’intero ciclo di vita del bene. Nato sotto l’ombrello del Regolamento Ecodesign per Prodotti Sostenibili (ESPR), il passaporto deve rendere trasparenti dati cruciali:

  • Origine e composizione chimica dei materiali.
  • Processi di produzione e impatto energetico complessivo.
  • Istruzioni per l’uso, la riparazione e lo smaltimento.
  • Certificazioni di sostenibilità e impronta carbonica.

L’obiettivo dell’Unione Europea è ambizioso ma necessario. Si vuole favorire l’economia circolare e combattere il greenwashing fornendo ad autorità e consumatori dati verificabili per decisioni d’acquisto realmente consapevoli.

Requisiti e Normativa. Cosa prevede il Regolamento ESPR

Il quadro normativo di riferimento è l’ESPR, pubblicato ufficialmente a luglio 2024. Il regolamento stabilisce che il passaporto digitale diventerà obbligatorio per la quasi totalità delle categorie merceologiche, con l’esclusione mirata di alimenti, mangimi e farmaci. La normativa impone alle aziende di garantire l’interoperabilità dei dati.

Le informazioni devono basarsi su standard aperti per poter essere consultate facilmente da ogni stakeholder lungo la supply chain, dai produttori ai riciclatori finali. Altro pilastro fondamentale è l’integrità del dato. Ogni dichiarazione ambientale deve essere supportata da informazioni tracciabili e non manipolabili.

Come ottenere il Digital Product Passport

Ottenere un DPP non si limita alla stampa di un codice QR sul packaging. Il processo richiede un’infrastruttura digitale solida che parte dalla mappatura meticolosa di ogni informazione necessaria lungo la filiera, dalle materie prime ai trasporti.

Questi dati devono poi alimentare un Digital Twin in cloud formattato secondo gli standard europei. Solo a quel punto è possibile applicare al prodotto l’identificativo univoco che punta direttamente alla versione aggiornata del passaporto.

Il vero nodo critico per le PMI risiede proprio nella fase iniziale della raccolta, dove recuperare dati granulari risulta complesso senza una piena digitalizzazione di fabbrica.

Le scadenze europee. Chi deve adeguarsi entro il 2026-2027

L’implementazione del passaporto digitale avverrà gradualmente, partendo dai settori a più alto impatto ambientale o maggiore potenziale di riciclo:

  • 2026: Primi obblighi per i prodotti intermedi in acciaio e alluminio.
  • Febbraio 2027: Obbligatorietà per batterie industriali e veicoli elettrici.
  • Entro il 2027: Primi atti delegati per il settore Tessile, Moda e Pneumatici.
  • 2028-2029: Estensione a Mobili, Arredamento e Materassi. Questa progressione temporale riflette la priorità assegnata dall’Europa alla trasparenza delle filiere più critiche, concedendo agli altri comparti il tempo necessario per strutturare i propri flussi informativi.

Casi d’uso industriali. Dalla Moda alla Meccanica

Nel tessile, un brand potrà certificare l’origine biologica delle fibre e i trattamenti chimici di tintura, offrendo al consumatore consigli pratici per estendere la vita del capo.

In ambito meccanico, il passaporto agisce come un registro di manutenzione avanzato. Registra cicli di lavoro, ore di utilizzo e riparazioni effettuate, preservando il valore residuo del bene nel mercato dell’usato.

Per l’elettronica di consumo, lo strumento facilita il diritto alla riparazione. Fornisce istantaneamente schemi tecnici e disponibilità dei ricambi, semplificando il recupero di materiali preziosi come le terre rare durante le fasi di disassemblaggio a fine vita.

Resta aggiornato sul futuro della manifattura industriale!

Le normative sull’efficienza e la trasparenza evolvono rapidamente. Iscriviti alla newsletter di Zerynth per ricevere insight tecnologici e guide pratiche sulla transizione digitale.

La sfida operativa dei dati. Raccolta manuale o automatica

Molte realtà manifatturiere utilizzano ancora processi manuali o sistemi informativi scollegati. In questo contesto, la compilazione del passaporto digitale rischia di diventare un pesante onere burocratico soggetto ad errori umani e contestazioni durante gli audit. 

La vera sfida del DPP non riguarda dove salvare i dati, ma come generarli. Un dato inserito manualmente su un foglio di calcolo manca di quella forza certificativa necessaria per la conformità. Estrarre le informazioni direttamente dal macchinario che ha realizzato il bene rende invece il dato oggettivo e inoppugnabile.

Il ruolo dell’Industrial IoT nel Digital Product Passport

Zerynth si posiziona come il ponte tecnologico necessario tra la fabbrica fisica e il mondo digitale del passaporto. La piattaforma permette di connettere i macchinari per estrarre in tempo reale dati su cicli di produzione e parametri di lavorazione. 

Questa connessione consente di certificare i consumi di energia e materiali per ogni singolo lotto prodotto. Si crea così una base dati solida per il calcolo automatico della Carbon Footprint, eliminando la necessità di laboriosi inserimenti manuali. Sfruttando le API di sistema, i dati fluiscono direttamente verso le piattaforme che gestiscono i passaporti digitali in modo efficiente.

Inizia oggi il tuo percorso verso la conformità

L’obbligo del Digital Product Passport non deve essere visto come una minaccia burocratica. Rappresenta l’opportunità per rendere la produzione più efficiente, trasparente e pronta per le sfide del mercato globale. 

Automatizzare la raccolta dei dati è il primo passo per trasformare un obbligo di legge in un vantaggio competitivo duraturo.

FAQ

Inizialmente il focus sarà su settori specifici ad alto impatto come tessile e batterie. Entro il 2030, la normativa si estenderà a quasi tutti i prodotti fisici, prevedendo probabilmente semplificazioni per le micro-imprese.

Il QR code è la soluzione più comune per i consumatori finali. Negli ambienti industriali si preferiscono spesso tag RFID o NFC, capaci di resistere a condizioni difficili e di essere letti rapidamente in grandi quantità.

 

Share This Story, Choose Your Platform!

About the Author: Marco Graziotti

Marco Graziotti
Marco fa parte del team marketing di Zerynth. È laureato in marketing e ricerche di mercato ed è appassionato di tecnologia a tutto tondo. Gli piace occuparsi di Content Marketing, mentre nel tempo libero adora ascoltare e produrre musica, dai generi più diversi.

Follow Zerynth on

Latest Posts